Un progetto di Fabio Mendolicchio (Chef Mendo) in collaborazione con sale e pepe logo

Capricorno – Settimana dal 31 al 06 settembre

Fortunati dal 22 dicembre al 20 gennaio

Ingrediente speciale: Uova per diverse preparazioni e impasti.
Verdura Porta Fortuna: Pomodori e zucchini.
Lo Chef consiglia: Pronto per circostanze fuori dall'ordinario? Una cena insolita a base di pesce circondato da acquari? Street food estremo a circa 2000 metri a mangiare una polenta taragna con frutti di mare? Pic-nic poetico con una parmigiana di melanzane? Una gita in barca a sorseggiare un Barolo e pasteggiando a funghi porcini fritti? Una velluttata di sedano rapa e crostini dorati a Disneyland? Mangiare pomodori e sale seduto in mezzo a un campo di pomodori? Una circostanza fuori dall'ordinario ti sorprenderà e ti divertirai tantissimo.
Piatto della settimana: Anelli di totano in pastella d'avena. Anche verdure in pastella.
Frutto magico: Spiedino di frutta.
“Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare.” Walter Bagehot
Forse non tutti sanno che...?

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare: sono i fichi d’India, un frutto prelibato diffuso sulle tavole italiane del Sud ma ancora troppo poco usato nella cucina mainstream. Colpa forse della sua scorza dura e delle piccole spine che lo avvolgono. Ma basta un po’ di attenzione e creatività per ottenere da questo frutto che “sa di sole” risultati esotici e gustosissimi. Ecco come pulire e mangiare i fichi d’India.
Con il termine fico d’India (scritto anche come un’unica parola, ficodindia) s’intende sia la pianta appartenente alla specie delle cactacee che il frutto generato dalla stessa. Il nome scientifico della pianta è Opuntia ficus-indica. Originaria del Messico e commerciata già ai tempi degli Aztechi, si è poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. I fichi d’India si chiamano così perché furono portati nel Vecchio Continente da Cristoforo Colombo. Era il 1943. Il celebre navigatore approdato nelle Americhe, credeva di esser sbarcato invece sulle coste dell’India. Quando portò questi frutti, che gli Aztechi chiamavano nopali, alla corte reale furono soprannominati fichi d’India. La pianta del fico d’India è composta da pale, fusti modificati dalla forma appiattita e ovale, della lunghezza di circa 30-40 cm, che le assicurano la fotosintesi e la riserva d’acqua. Le foglie di questa pianta hanno invece una forma conica e sono lunghe appena qualche millimetro. Sulle pale nascono dapprima i fiori che lasciano poi il posto a una bacca carnosa con numerosi semi (fino a 300 per unità): il fico d’India frutto.

In collaborazione con le fonti web
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