Un progetto di Fabio Mendolicchio (Chef Mendo) in collaborazione con sale e pepe logo

Cancro – Settimana dal 31 al 06 settembre

Fortunati dal 22 giugno al 22 luglio

Ingrediente speciale: Prezzemolo fresco.
Verdura Porta Fortuna: Carote e zucchini.
Lo Chef consiglia: Lasciati portare dal flusso d'appetito e dalle cose appetitose che ti sfiorano. Sia che si tratti di inaspettati picchi di golosità sia di tenui desideri, lasciati trasportare. Lasciati cullare dagli odori speziati e dalle fragranze zuccherine che invadono l'aria. Lasciati trasportare dal profumo del pane appena sfornato, dall'abbraccio indescrivibile del profumo dei peperoni a stufare, dal fresco sprigionato del prezzemolo tritato come se fosse un campo d'erba appena tagliata. Lasciati trasportare da tutta la poesia di cui la cucina è pregna e che invade corpo, testa e anima. @SiamoQuelloCheMangiamo
Piatto della settimana: Carni e verdure bollite con bagnetto verde e salse varie.
Frutto magico: Prugne e pesche. Fichi d'india.
“Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare.” Walter Bagehot
Forse non tutti sanno che...?

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare: sono i fichi d’India, un frutto prelibato diffuso sulle tavole italiane del Sud ma ancora troppo poco usato nella cucina mainstream. Colpa forse della sua scorza dura e delle piccole spine che lo avvolgono. Ma basta un po’ di attenzione e creatività per ottenere da questo frutto che “sa di sole” risultati esotici e gustosissimi. Ecco come pulire e mangiare i fichi d’India.
Con il termine fico d’India (scritto anche come un’unica parola, ficodindia) s’intende sia la pianta appartenente alla specie delle cactacee che il frutto generato dalla stessa. Il nome scientifico della pianta è Opuntia ficus-indica. Originaria del Messico e commerciata già ai tempi degli Aztechi, si è poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. I fichi d’India si chiamano così perché furono portati nel Vecchio Continente da Cristoforo Colombo. Era il 1943. Il celebre navigatore approdato nelle Americhe, credeva di esser sbarcato invece sulle coste dell’India. Quando portò questi frutti, che gli Aztechi chiamavano nopali, alla corte reale furono soprannominati fichi d’India. La pianta del fico d’India è composta da pale, fusti modificati dalla forma appiattita e ovale, della lunghezza di circa 30-40 cm, che le assicurano la fotosintesi e la riserva d’acqua. Le foglie di questa pianta hanno invece una forma conica e sono lunghe appena qualche millimetro. Sulle pale nascono dapprima i fiori che lasciano poi il posto a una bacca carnosa con numerosi semi (fino a 300 per unità): il fico d’India frutto.

In collaborazione con le fonti web
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