Un progetto di Fabio Mendolicchio (Chef Mendo) in collaborazione con sale e pepe logo

Ariete – Settimana dal 31 al 06 settembre

Fortunati dal 21 marzo al 20 aprile

Ingrediente speciale: Erbe aromatiche fresche.
Verdura Porta Fortuna: Legumi e carote.
Lo Chef consiglia: #staiBuono Non desiderare il dolce degli altri e non nominare il nome di Bio invano; #staiBuono Non uccidere la tavola lasciando qualcun altro a secco e non scolarti una zuppiera di tortellini in brodo di cappone da solo; #staiBuono Non essere spregiudicato con gli antipasti e non dire sempre Si; #staiBuono Non scommettere sul Guinness dei primati di paste e primi piatti e non tirartela per un Churrasco mangiato da solo con bis annesso; #staiBuono Non guardare sulla tavola col fine di chiedere se qualcuno ne vuole ancora e passare a scofanare (ingurgitare) tutto ciò che rimane! #staiBuono
Piatto della settimana: Crema di ceci con trito di verdure crude (sedano, carote, finocchio, cipolla di tropea, basilico, rosmarino e salvia)
Frutto magico: Pesche bianche.
“Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare.” Walter Bagehot
Forse non tutti sanno che...?

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare: sono i fichi d’India, un frutto prelibato diffuso sulle tavole italiane del Sud ma ancora troppo poco usato nella cucina mainstream. Colpa forse della sua scorza dura e delle piccole spine che lo avvolgono. Ma basta un po’ di attenzione e creatività per ottenere da questo frutto che “sa di sole” risultati esotici e gustosissimi. Ecco come pulire e mangiare i fichi d’India.
Con il termine fico d’India (scritto anche come un’unica parola, ficodindia) s’intende sia la pianta appartenente alla specie delle cactacee che il frutto generato dalla stessa. Il nome scientifico della pianta è Opuntia ficus-indica. Originaria del Messico e commerciata già ai tempi degli Aztechi, si è poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. I fichi d’India si chiamano così perché furono portati nel Vecchio Continente da Cristoforo Colombo. Era il 1943. Il celebre navigatore approdato nelle Americhe, credeva di esser sbarcato invece sulle coste dell’India. Quando portò questi frutti, che gli Aztechi chiamavano nopali, alla corte reale furono soprannominati fichi d’India. La pianta del fico d’India è composta da pale, fusti modificati dalla forma appiattita e ovale, della lunghezza di circa 30-40 cm, che le assicurano la fotosintesi e la riserva d’acqua. Le foglie di questa pianta hanno invece una forma conica e sono lunghe appena qualche millimetro. Sulle pale nascono dapprima i fiori che lasciano poi il posto a una bacca carnosa con numerosi semi (fino a 300 per unità): il fico d’India frutto.

In collaborazione con le fonti web
@