Un progetto di Fabio Mendolicchio (Chef Mendo) in collaborazione con sale e pepe logo

Acquario – Settimana dal 31 al 06 settembre

Fortunati dal 21 gennaio al 19 febbraio

Ingrediente speciale: Parmigiano grattugiato in abbondanza!
Verdura Porta Fortuna: Melanzane e fagiolini.
Lo Chef consiglia: Sai che la salute è tutto, che la felicità non è denaro e che le soddisfazioni appagano più che uno spaghetto ai ricci di mare! Eppure questa settimana e forse ancora quella a venire, scoprirai di avere un tesoro per le mani e ti renderai conto di essere titolare di grande fortuna. Quando ti accorgerai di questo tesoro, chiuditi nella tua doccia, apri l'acqua, urla fortissimo “l'ho trovato il tesoro”, insaponati, sciacquati, esci e asciugati, bevi qualcosa di fresco mangiando dei lupini, accenditi una musica che ami e sorridi.
Piatto della settimana: Parmigiana di melanzane con pinoli.
Frutto magico: Pere e fichi d'india.
“Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare.” Walter Bagehot
Forse non tutti sanno che...?

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare: sono i fichi d’India, un frutto prelibato diffuso sulle tavole italiane del Sud ma ancora troppo poco usato nella cucina mainstream. Colpa forse della sua scorza dura e delle piccole spine che lo avvolgono. Ma basta un po’ di attenzione e creatività per ottenere da questo frutto che “sa di sole” risultati esotici e gustosissimi. Ecco come pulire e mangiare i fichi d’India.
Con il termine fico d’India (scritto anche come un’unica parola, ficodindia) s’intende sia la pianta appartenente alla specie delle cactacee che il frutto generato dalla stessa. Il nome scientifico della pianta è Opuntia ficus-indica. Originaria del Messico e commerciata già ai tempi degli Aztechi, si è poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. I fichi d’India si chiamano così perché furono portati nel Vecchio Continente da Cristoforo Colombo. Era il 1943. Il celebre navigatore approdato nelle Americhe, credeva di esser sbarcato invece sulle coste dell’India. Quando portò questi frutti, che gli Aztechi chiamavano nopali, alla corte reale furono soprannominati fichi d’India. La pianta del fico d’India è composta da pale, fusti modificati dalla forma appiattita e ovale, della lunghezza di circa 30-40 cm, che le assicurano la fotosintesi e la riserva d’acqua. Le foglie di questa pianta hanno invece una forma conica e sono lunghe appena qualche millimetro. Sulle pale nascono dapprima i fiori che lasciano poi il posto a una bacca carnosa con numerosi semi (fino a 300 per unità): il fico d’India frutto.

In collaborazione con le fonti web
@